Il pubblico, l’essenza del Teatro e delle arti performative. La sappiamo tutti la storia sull’origine del nome, no? “Teatro” dal greco “guardare, essere spettatore”. Una performance non ha ragion d’essere se non c’è qualcuno a guardarla. Il pubblico assume così una romantica funzione storica, giocando a fare lo Yin con lo Yang del Teatro, in una contrapposizione/condivisione che dura ormai da secoli.
Quando entra in gioco il marketing, però, il romanticismo viene meno. L’arte si trasforma in prodotto commerciale e il pubblico diventa un mero consumatore. Il pensiero vola subito terrorizzato all’idea di doversi piegare alle logiche di mercato e alle più povere forme di intrattenimento pur di attirare il “grande pubblico”.
Bene, andiamo oltre. Nonostante tutti gli allarmismi, l’Apocalisse non si è ancora abbattuta sul settore teatrale e non sarà di certo il marketing a causarla. Anzi, forse proprio il marketing potrebbe aiutare a risolvere il problema dell’invecchiamento del pubblico nei teatri.
È sufficiente limitarsi a parlare con le persone che già vengono a vedere i tuoi spettacoli? Se fai il tutto esaurito in sale di piccola/media dimensione e ti basta così, allora sì. Per ora.
Tra qualche anno, però, potresti trovarti a rimpiangere di non aver coltivato meglio il tuo pubblico: gli spettatori invecchiano, possono perdere interesse, la loro condizione economica può cambiare… i motivi per puntare i riflettori anche su altre persone che non sono ancora pubblico, ma che potrebbero diventarlo, non si contano sulle dita di nemmeno dieci mani.
Anche se sei all’inizio della tua attività artistica, la situazione non è poi così diversa. In questo caso devi ancora raccogliere tutti gli strumenti per conoscere il tuo pubblico, ma, appena lo avrai fatto, varrà la pena ideare un piano marketing per coltivarlo ed ampliarlo.
Come scrive Alessandro Bollo nel suo “Il marketing della cultura” (2012, Roma, Carocci editore), esistono diversi tipi di pubblico. Solo nel precedente paragrafo ne abbiamo incontrati almeno due!
Bollo li divide in:
Queste quattro tipologie di pubblico coesistono allo stesso tempo e richiedono strategie commerciali dedicate. Ciascun pubblico necessita di una comunicazione diversa, perché è composto da persone con esigenze diverse e che si trovano in momenti diversi del loro percorso di partecipazione all’offerta culturale esistente (o marketing funnel per dirla in termini tecnici).
Possiamo rapportare, infatti, i 4 pubblici di Bollo (o almeno, i primi tre, dove c’è un minimo interesse per il mondo della cultura) al classico modello AIDA di funnel. Il modello AIDA definisce il viaggio del prospect (o potenziale cliente) fino all’acquisto in quattro fasi:
Essere commerciali ed essere commerciabili sono cose diverse: puoi creare un prodotto artistico a tavolino per compiacere un certo tipo di pubblico e vendere tanti biglietti oppure puoi creare un prodotto artistico e attirare l’attenzione di tutte quelle persone che potrebbero essere interessate usando i principi del marketing come megafono. Forse venderai di meno, dipende dal prodotto, che può essere di nicchia o no.
Anche se vendere non è il fine ultimo dell’arte, no? Alla fine, l’importante è suscitare un cambiamento negli spettatori. Farli andare via diversi da come sono arrivati. L’importante… è che ci siano spettatori! E il marketing serve proprio a questo.
